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STADIO CHIUSO, NON SI GIOCA: IL CALCIO (MODERNO) MUORE A MODENA

 

FONTE:Barbadillo

 

Modena vive una situazione davvero grottesca dal punto di vista calcistico. Mentre la gestione Caliendo va verso un epilogo che sembrava naturale visti gli eccessi entro cui si è sempre mosso il suo sodalizio, per nulla disposto al dialogo né con i tifosi e tantomeno con l’amministrazione comunale, i tifosi sembrano ormai rassegnati al peggio e ne celebrano il funerale simbolico. Lo racconta Barbadillo.it e ce lo andiamo a rileggere insieme.

 

Se non lo conoscete, guardate in terza serie. Mentre ci si becca sulla Var, nella spensierata serie A, in Serie C accadono cose che manco in un film di quarta categoria. Il Modena si ritrova sbattuto fuori dal suo stadio, sfrattato dall’amministrazione comunale, e perde a tavolino contro il Mestre.
La situazione è grave, ma – come avrebbe detto Flaiano – non è per nulla seria. Non può essere serio, infatti, nell’epilogo di quella che sarebbe dovuta essere la settima giornata di campionato. La squadra di casa, gli ospiti e la quaterna arbitrale si son ritrovati di fronte allo stadio chiuso. Tutti in piazzetta, a constatare la chiusura e l’impossibilità di giocare la gara. Poi, a prendere un gelato. La società ha dieci giorni di tempo per pigliarsi le sue carabattole e sloggiare. Se non fosse per la (giusta) rabbia dei tifosi, ci sarebbe da ridere. Roba che manco il mitologico Borgorosso di Sordi.
Vittime di uno scontro tra società e Comune, i tifosi hanno bardato di giallo e blù un tavuto e l’hanno portato in processione, tra manifesti a lutto e disperata goliardia. Dopo centocinque anni, è morto il calcio a Modena. Dai trecento ultras, un messaggio chiaro, di condanna a sindaco e presidente: “Nessun comune, nessuna società può distruggere la nostra mentalità”.
Intanto, le voci di fallimento si fanno sempre più insistenti. Sempre più inesorabile appare il destino del club, di crisi si parla dall’estate. I calciatori si son messi d’accordo e lo spogliatoio compatto esige serietà e rispetto. In un comunicato dicono: “Al momento non interessa cercare un colpevole ma vogliamo giocare ed essere tutelati da chi dovrebbe metterci in condizione di poter svolgere dignitosamente il nostro lavoro nel rispetto delle regole. Chiediamo chiarezza e rispetto”. L’allenatore, quel gran personaggio che è il salernitano Eziolino Capuano, rotto a ogni battaglia e a ogni tradimento (tipo quello patito nello spogliatoio dell’Arezzo) non ha la minima intezione di mollare. A Tmw ha spiegato che: “Mi sento abbandonato da tutti. Io ho la responsabilità di un gruppo di ragazzi che mi ha dato fiducia. Sarei un vigliacco e un debole se scappassi. E non lo sono”.
La vicenda del Modena non è manco inedita. È il termometro preciso di cosa sia il calcio delle serie minori. Tra fallimenti a catena, crisi, urla, promesse, comizi, striscioni, fidejussioni, stipendi saltati, soldi di cartastraccia, ripescaggi di carta bollata. Una burletta. Dove a rimetterci sono solo i tifosi, che rinunciano a una pizza, a un abbonamento alla pay tv per sostenere la squadra della propria città.