NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

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IL DOMANI CHE NON ARRIVA MAI!

 

TRATTO DA "NON C'E' FEDE SENZA LOTTA" N°113

 

Era il 6 aprile del 2009 quando, dall’altra parte del Gran Sasso, la vita di tutti veniva sconvolta per sempre. La terra che trema sotto i piedi, mentre tutto va giu’ e ogni certezza si sbriciola attorno, come le case e le vite di chi e’ rimasto sotto le macerie: 309 persone. La settimana precedente a quella maledetta notte, la commissione “Grandi Rischi” rassicuro’ la popolazione. Lo sciame sismico in corso da mesi sarebbe passato, si disse. Si preferi’ dare scarne rassicurazioni invece di prevenire. Tutti gli studi fatti negli anni, che denunciavano l’insicurezza della maggior parte degli edifici, sono stati ignorati dalle istituzioni. Un’inchiesta ha rivelato che la maggior parte delle abitazioni crollate era stata costruita o restaurata male. Non e’ cambiato nulla neanche dopo. I soliti ipocriti teatrini finto-solidali, inscenati dagli stessi soggetti che non hanno perso tempo per rimpinguare i propri affari, calpestando due volte la vita delle persone, promettendo un domani che non sarebbe arrivato mai. Basti pensare alle nuove costruzioni dove gli isolatori sismici non sono a norma, i balconi cadono da soli e i muri si alzano dal pavimento. A L’Aquila si continua a lucrare sulla vita delle persone ed e’ successo pure che chi si e’ ribellato a tutto questo (migliaia di persone che hanno cercato di forzare la zona rossa, il centro storico, per rimuovere le macerie o che si sono recate fino a Roma per chiedere giustizia) ha ricevuto in cambio solo manganellate, da parte di uno stato volto sempre piu’ al soffocamento sistematico di ogni tentativo di partecipazione attiva della popolazione, di ogni moto di indignazione e protesta, sempre alla ricerca di nuovi capri espiatori da schiacciare, per salvaguardare quella stessa “legalita’” che poi tiene in piedi questo viscido sistema di malaffare, che ha come unico prezzo la vita delle persone. A L’Aquila non si e’ fatto nulla per evitare quello che poteva essere evitato e chi allora era preposto a decidere se n’e’ sbattuto altamente i coglioni di intervenire quando andava fatto. Ancora oggi, dopo tante lacrime di coccodrillo, si persevera negli errori, facendo a brandelli quel che rimane di un luogo e della vita delle persone che lo abitano. Tutto questo non succede dall’altra parte del mondo, ma a due passi da casa nostra, il che rende, se possibile, tutto ancora piu’ triste. Le lacrime lasciano il posto alla rabbia di fronte ad un lungo elenco di nomi, di visi giovani e meno giovani, impressi per sempre in un’immagine. Facciamo in modo che tutto questo non avvenga piu’. Non commettiamo l’errore di smettere di credere di essere gli unici artefici della nostra esistenza. Dipende da noi. A L’Aquila qualcuno ha smesso di aspettare quel domani promesso che non arriva mai, qualcun altro continua a lottare, perche’ ha capito che quel domani puo’ esistere solo attraverso la propria partecipazione attiva, per riappropriarsi di una citta’ che altrimenti, in mano ai soliti, viscidi personaggi, rischia solo di morire definitivamente.