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DAVIDE LIBERO











Serie C, solo fiumi di parole

 

Poco o nulla sembra cambiare nel pianeta calcio italiano, avviato verso una deriva infinita, nonostante i dirigenti di turno ci inondino con fiumi di parole. Quando poi qualcosa cambia (in A, in B o in C), cambia sempre e solo in peggio. 

Non si può non riflettere sulla irrisolta questione morale che pesa sul futuro del sistema Italia. E, di riverbero, su quello del mondo pallonaro. 

L’etica, con cui molti si riempiono (ipocritamente) la bocca in un periodo storico dominato da conflitti di interesse che si estendono a macchia d’olio ai vari campi del tessuto sociale, è un atteggiamento dell’animo molto impegnativo e assolutamente non pagante in termini personali. 

Che cosa è cambiato in terza serie nazionale nonostante i fiumi di parole con i quali ci inondano, a rotazione, i vari dirigenti che si susseguono sulle poltrone?

Si assiste, con rabbia crescente mista a disincanto, all’opaco scenario messo in piedi da chi detiene le leve del potere. Purtroppo per i tifosi non si intravedono, all’orizzonte, personaggi pronti a mettersi veramente in gioco per cercare di rovesciare il tavolo. In nome di un’etica di cui molti non conoscono neppure l’etimologia. 

Sarà mai possibile intercettare umani in grado di cambiare davvero le cose anche alle nostre latitudini? Capaci di dire quello che pensano e di pensare quello che dicono? Con la voglia di restituire ai tifosi il rispetto e il calcio che si meritano?

L’utopia ci porta ancora a sperare che, prima o poi, qualcosa possa cambiare. E se non ora, con i venti di crisi che soffiano peggio della bora, quando? 

 

Sergio Mutolo