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ROMA, BARRIERE E STRISCIONI PER IL MINISTRO LOTTI

 

Sui vari siti di informazione sportiva, su siti giallorossi, ma anche su qualche sito generalista come l’Huffington Post, stanno girando questi striscioni in favore del Ministro dello Sport Luca Lotti, presumibilmente di parte romanista. Luca Lotti, per capire, è tra i promotori della scelta di rimuovere le barriere che dividevano in due Curva Sud e Nord a Roma. Una scelta che aveva praticamente e drasticamente svuotato lo stadio, sia che giocasse la Roma e sia che giocasse la Lazio. All’immediata protesta degli ultras, si sono subito uniti anche tantissimi tifosi normali anche perché la percezione della situazione era unanime: andare allo stadio a Roma, nel nome di questa isterica “safety”, era diventato come visitare un carcere di massima sicurezza e per chi vive questo sport nella sua accezione popolare, tutto sembrava fuorché partecipare ad una festa. Resta adesso da vedere se, alle barriere fisiche rimosse, resisteranno le barriere mentali: prima ancora di questa scelta scellerata e senza senso alcuno, Roma aveva già subito tutta una serie di misure repressive assurde, dalle perquisizioni invasive ai sequestri di sciarpe o t-shirt i cui contenuti, per quanto goliardici, veniva ritenuti censurabili (“Che dio ve furmini” per riportare un esempio di pericolosissima sciarpa…), fino alle multe per non aver rispettato il proprio posto a sedere o aver esposto striscioni non autorizzati (vedasi “MULTras” con Alberto Sordi vestito da Vigile). È logico che le autorità cercassero di gestire il problema di ordine pubblico, ma in più di un’occasione è stata messa in campo una sproporzione di mezzi e forze che sembrava volesse curare l’acne con un colpo di pistola alla tempia: efficace certo, ma a quale prezzo? Non sarebbe stato meglio un uso topico?
A parte tutto ciò e tornando agli striscioni in oggetto, esposti in zone di pertinenza del gruppo “Roma” ma senza alcuna firma e con caratteri diversi rispetto a quelli usati dal gruppo stesso, sembra davvero molto molto strano che dei gruppi ultras, contro la loro natura per certi versi anti-istituzionale, omaggino un membro del Governo, di quello stesso governo che, nella sua precedente formazione, aveva sostanzialmente avallato quelle barriere. Chi non è ingenuo (e chi frequenta gli stadi da abbastanza tempo non lo è), sa che la rimozione delle barriere non è che una mossa a metà strada fra la propaganda e il passo indietro anche saggio, se vogliamo, per cui Roma, senza stare troppo a sottilizzare fra le parti, deve ringraziare solo se stessa e la sua tenacia. Sarà una vittoria di Pirro, la vittoria di una sola battaglia nell’ambito di una guerra più grande e che gli ultras sono destinati a perdere o tutto quel che ci pare, ma di certo c’è che se la gente fosse rimasta insensibile di fronte a questa nuova barbarie, come avvenne per il biglietto nominale e in un certo senso anche per la tessera, nessuno si sarebbe preso nemmeno la briga di discutere sulla bontà di quello stupido muro al centro di un luogo di aggregazione e incontro quale la Curva da sempre è.
Aspettando diversa rivendicazione e senza alimentare strane teorie del complotto (e dell’auto-propaganda di partito) che pure sarebbero giustificate, si può dire solo che questi striscioni sicuramente non sono opera degli ultras.