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Ingiusta detenzione, indennizzi per 25mila su 4 milioni di vittime

 

FONTE:il dubbio

 

Un fenomeno che riguarda tanti cittadini arrestati e successivamente rilasciati (dopo tempi più o meno lunghi) perchè risultati innocenti.

 

Indennizzo per ingiusta detenzione, un diritto che viene spesso negato. Soprattutto quando, a questo, va a sommarsi il periodo dei cosiddetti “anni di piombo” dove numerosi militanti della sinistra extraparlamentare, accusati ingiustamente di aver partecipato alla lotta armata, non sono stati risarciti.
Tra questi c’è Giulio Petrilli che a vent’anni subì sei anni di carcere speciale, per poi essere assolto in appello e definitivamente in Cassazione dall’accusa di ‘ partecipazione a banda armata ( Prima Linea) con funzioni organizzative’, ma mai risarcito. Il suo peccato originale del mancato risarcimento è stato, secondo la giustizia, la sua frequentazione con gli esponenti di Prima Linea: le sue frequentazioni avrebbero tratto in inganno gli inquirenti.
L’altra motivazione, non di poco conto, è perché la sentenza di assoluzione è arrivata prima della riforma del codice di procedura penale, che nel 1989 ha introdotto la riparazione per ingiusta detenzione, senza però prevedere la retroattività.
Per questi motivi, il comitato per il diritto al risarcimento per l’ingiusta detenzione, presieduta dallo stesso Petrilli, ha promosso una manifestazione davanti al Parlamento nella mattinata di mercoledi 25 ottobre, a partire dalle ore 10.
Le prime adesioni provengono da Giovanni Russo Spena ( giurista ed ex senatore, attuale responsabile giustizia Prc), Marcello Pesarini ( socio Antigone Marche), Italo Di Sabato (responsabile Osservatorio Repressione), Haidi Gaggio Giuliani, Francesca Scopellitti ( presidente fondazione Enzo Tortora), Maurizio Acerbo ( segretario Rifondazione Comunista), Rita Bernardini (Presidenza Partito Radicale) Gianni Melilla ( deputato SI) e Piero Sansonetti.
La lunga battaglia di denuncia ed informazione politica nel Paese iniziata dopo il 2000 – quando si sono avvicinati a Petrilli militanti di si- nistra, volontari nel campo della giustizia, giuristi e avvocati, con l’intenzione di permettere a chi ne avesse diritto di avere risarcita almeno in parte la sofferenza subita, e a coloro la cui assoluzione era giunta prima del 1989, anno di revisione dell’ordinamento penale, di usufruire della retroattività – ha evidenziato che su ben 4 milioni di persone vittime ingiusta detenzione ed errori giudiziari, solo 25.000 hanno ottenuto il risarcimento.
Grazie alla proposta di legge promossa da Rita Bernardini del Partito Radicale, nel 2012 Petrilli si è visto prima concedere e poi negare qualsiasi risarcimento per i motivi sopraddetti. Dopodiché si è giunti, grazie all’onorevole Gianni Melilla di Sinistra Italiana, con il ddl 2871 recante ‘ Modifiche agli articoli 314 e 643 dell’ingiusta detenzione’ a quello che potrebbe essere l’atto costruttivo e risanatore di tante sofferenze e parzialità. L’intenzione dei promotori della manifestazione è che “venga ripreso in considerazione un capitolo particolare della giustizia e della storia italiana negli anni 70”.
L’ingiusta detenzione si tratta di un fenomeno che riguarda tanti cittadini italiani arrestati e successivamente rilasciati ( dopo tempi più o meno lunghi) perché risultati innocenti. E non sempre vengono risarciti. In media risulta che su settemila domande annue presentate per risarcimento da ingiusta detenzione, ne vengono accolte al massimo mille e cinquecento. Questo solamente per quanto riguarda la riparazione per ingiusta detenzione. È necessario, infatti, distinguere quest’ultima dagli errori giudiziari.
Nel primo caso si fa riferimento alla detenzione subita in via preventiva prima dello svolgimento del processo e quindi prima della condanna eventuale, mentre nel secondo si presuppone invece una condanna a cui sia stata data esecuzione e un successivo giudizio di revisione del processo in base a nuove prove o alla dimostrazione che la condanna è stata pronunciata in conseguenza della falsità in atti.
Nel caso di ingiusta detenzione, l’indennizzo consiste nel pagamento di una somma di denaro che non può eccedere l’importo di 516.456 euro. La riparazione non ha carattere risarcitorio ma di indennizzo. Nel caso dell’errore giudiziario, invece, c’è un vero e proprio risarcimento.
Il caso più eclatante di risarcimento è avvenuto un anno fa. Si tratta del più alto risarcimento per un errore giudiziario riconosciuto in Italia. Sei milioni e mezzo per ripagare 22 anni di carcere da innocente e circa 40 anni vissuti con una spada di Damocle sulla propria esistenza, tra galera e attesa delle decisioni dei giudici. Parliamo di Giuseppe Gulotta che era stato accusato, quando aveva 18 anni, dell’omicidio di due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, trucidati il 26 gennaio 1976 ad Alcamo Marina, in provincia di Trapani. Arrestato, è stato costretto sotto tortura a confessare un reato mai commesso. Dopo 36 anni, di cui 25 trascorsi dietro le sbarre, Gulotta ha ottenuto la revisione del processo grazie alla confessione di un carabiniere. È stato assolto – come gli altri dei quali due sono morti e altri due fuggiti – definitivamente nel 2012. Dopo il riconoscimento della sua innocenza e del diritto al risarcimento, a febbraio del 2016 è arrivato il momento del pagamento da parte dello Stato.

 

Damiano Aliprandi