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Chiudere il VII Reparto Mobile di Bologna!

 

FONTE: osservatorio sulla repressione

 

Il VII Reparto Mobile di Bologna si distingue proprio per la violenza, l’efferatezza e la spregiudicatezza con cui opera al servizio della classe dominante; si distingue per i pestaggi, le violenze, gli abusi, le torture di cui i suoi componenti sono stati e sono responsabili, si distingue per il sistematico boicottaggio delle inchieste giudiziarie contro chi, fra i suoi membri, è per un qualche motivo riconosciuto (testimonianze, filmati, ecc.), ma si distingue, soprattutto per il particolare legame diretto con la classe dominante, attraverso un blocco di potere che lo ha voluto e istituito, che lo protegge, che lo foraggia.
Scrive il (nuovo)PCI nel suo Avviso ai naviganti n. 79 del 14 febbraio 2018 “Che cosa c’è dietro Tonelli e il VII Reparto Mobile? Qual è il ‘blocco di potere’ (bolognese ma non solo) di cui Tonelli è espressione? E inoltre, Uno Bianca e VII Reparto Mobile sono davvero storie avulse tra loro? (http://www.nuovopci.it/dfa/avvnav79/a…)
Per comprendere tutto questo non basta fermarsi agli abusi sistematici che il VII Reparto Mobile ha compiuto e compie e alle coperture che altrettanto sistematicamente riceve. Questa è solo la punta dell’iceberg. Ciò che rende ‘speciale’ il VII Reparto non è la sua abilità nei pestaggi di ma¬nifestanti e ultras, non sono le azio¬ni criminali che gli sono consentite per ‘preser¬vare la pace sociale’ e per ‘garantire la sicurezza’.
Ciò che lo rende speciale, affidabile per un certo ‘blocco di potere’, sono le radici su cui poggia, il complesso di persone e strutture che nel tempo lo hanno manovra¬to e diretto (ovviamente ci riferiamo agli ‘alti papaveri’) e che sono usciti in¬denni, ‘puliti’, dai fatti della Uno Bianca come gran parte degli esponenti coinvolti in ‘stragi di Stato’, ‘omicidi eccellenti’ e in altri episodi di “strategia della tensione” e della ‘Trattativa Stato-Mafia’.
Andiamo un poco oltre la punta dell’iceberg. Anche Gianni Tonelli è coinvolto in una delle indagini sulla Uno Bianca e Marino Occhipinti, arrestato nel 1994 proprio per i fatti della Uno Bianca e condannato all’ergastolo per l’omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, era all’epoca suo amico e collega sia nel VII Reparto Mobile di Bologna (dove al momento dell’arre¬sto ricopriva il ruolo di sovrintendente della sezione narcotici) sia nel SAP, di cui entrambi erano dirigenti.
Un interessante articolo comparso su il manifesto del 10 maggio 2014 a firma di una misteriosa Federica Dago dal titolo “Il SAP, più che un sindacato una macchina del consenso”, offre alcuni (reticenti e allusivi) indizi per ricostruire non solo il legame tra VII Reparto Mobile, SAP e Uno Bianca, tra Tonelli e Occhipinti, ma anche per arrivare a delineare in maniera più chiara il gruppo di potere, il blocco politico-poliziesco che sta loro dietro. Tonelli si candida, con le elezioni del 4 marzo, a diventare rappresentante politico di questo blocco. Vi invitiamo a focalizzare l’attenzione anche su un al¬tro nome che in questo articolo viene fatto, quello di Matteo Piantedosi, l’attuale prefetto di Bologna, campano di origine ma vissuto a Bologna per oltre venti anni, nominato a questa carica dal Consiglio dei Ministri su proposta di Minniti e strettamente legato ad Annamaria Cancellieri.
Ma facciamo un passo avanti. La rete eversiva che garantisce il SAP e il VII Reparto Mobile è la stessa che nel tempo ha favorito e sta favorendo i criminali condan¬nati per i fatti della Uno Bianca (condannati perché alcuni capri espiatori bisogna pur fornirli).
Qui emerge meglio anche il coinvolgimento di Comunione e Liberazione”

VIDEO:

 

https://www.youtube.com/watch?v=kdXH8517dIk