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26 MARZO 2000

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Giustizia minorile, Antigone: “Non c’è un’emergenza criminalità, ma un’espansione della risposta penale”

 

FONTE:ragazzidentro.it

 

Presentato l’VIII Rapporto: dal Decreto Caivano in poi crescono le misure custodiali e gli ingressi negli Ipm. Aumenta l’allarme, non i reati.

 

Non un’esplosione della criminalità minorile, ma un allargamento dell’area penale. È questo il cuore dell’VIII Rapporto sulla giustizia minorile presentato il 24 febbraio da Antigone, dal titolo emblematico: “Io non ti credo più”. Un monitoraggio sistematico di tutti gli Istituti penali per minorenni (Ipm), accompagnato da dati, statistiche e storie raccolte sul campo, che racconta un sistema sempre più orientato alla custodia e sempre meno alla centralità educativa.

“Con onestà intellettuale bisognerebbe dire che non abbiamo un quadro esatto e univoco del fenomeno. Ma men che meno abbiamo un quadro che supporti l’idea di un’emergenza criminalità minorile”, ha dichiarato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile. “Non stiamo assistendo a un’esplosione della criminalità minorile, ma a un’espansione della reazione penale”.

 

A questo link la cartella stampa completa:
https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/ottavorapportominoriCS.pdf

 

I numeri: cresce l’allarme, non i reati

 

Nel 2024 le segnalazioni di minorenni sono aumentate di quasi il 17%. Ma il dato cambia se si guarda più a fondo: l’incremento scende al 12% considerando le prese in carico da parte dell’autorità giudiziaria, e si riduce al 2% guardando agli ingressi effettivi nel sistema della giustizia minorile.

Un dato che ridimensiona la narrazione emergenziale. Secondo Eurostat, l’Italia registra un tasso di minorenni denunciati pari a 363,4 ogni 100 mila abitanti, quasi la metà della media europea (647,9). “Una parte consistente delle denunce finisce nel nulla. È la paura che cresce, sotto la spinta dell’allarme generato artificiosamente da questo governo”, ha sottolineato Marietti.

Attorno agli adolescenti, sostiene il Rapporto, si è costruito un vero e proprio panico morale. Comportamenti che un tempo sarebbero stati affrontati in ambito educativo oggi vengono immediatamente segnalati alle forze dell’ordine. La soglia dell’intervento penale si è abbassata.

 

L’effetto del Decreto Caivano

 

Il punto di svolta, secondo le curatrici del Rapporto, è stato il cosiddetto Decreto Caivano, che ha ampliato le possibilità di intervento custodiale e irrigidito le misure cautelari. “Ha segnato una svolta simbolica e sostanziale”, ha spiegato la ricercatrice Sofia Antonelli. “Strumenti temporanei sono diventati percorsi spesso definitivi verso il carcere”.

I dati lo confermano. Al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti in carico al sistema erano 17.027, con un aumento del 25% rispetto al 2022. Negli Istituti penali per minorenni si è passati da 381 presenze a fine 2022 a 572 a fine 2025: un incremento del 50% in tre anni.

Non è cresciuto in modo proporzionale il numero dei reati, ma la scelta di rispondere con la detenzione.

 

La questione dei minori stranieri

 

Particolarmente critica la situazione dei giovani stranieri. “La loro sovra-rappresentazione nei servizi residenziali e negli Ipm è il segno di una selezione che colpisce chi ha meno risorse sociali e familiari”, ha spiegato Rachele Stroppa, tra le curatrici del Rapporto. “Non è solo una questione di reato, ma di marginalità”.

Il Rapporto evidenzia un legame diretto tra l’indebolimento del sistema di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e l’aumento delle presenze negli istituti penali. Più si restringono le opportunità di inclusione, più si amplia la risposta penale. Eppure, sottolinea Antigone, in percentuale i minori stranieri commettono reati meno gravi rispetto ai coetanei italiani.

Il carcere, in questo quadro, diventa il punto di arrivo di una filiera di esclusione.

 

Le ombre: Beccaria, suicidi, proteste

 

L’ultimo biennio è stato segnato anche da episodi gravissimi: le presunte torture all’Ipm Beccaria di Milano, per cui è in corso un procedimento; il suicidio di un giovanissimo ragazzo a Treviso; le proteste interne agli istituti, trattate prevalentemente come fenomeni disciplinari o criminali, e non come segnali di disagio profondo.

Il sistema, osserva il Rapporto, sembra aver smarrito la propria vocazione originaria: quella educativa. La giustizia minorile italiana era stata a lungo indicata in Europa come un modello capace di mettere al centro il percorso di crescita, il recupero, la costruzione di un futuro possibile.

“C’è bisogno di fare un passo indietro”, ha concluso il presidente di Antigone Patrizio Gonnella. “Di tornare a quel modello educativo che tentava la strada del recupero, di un futuro da costruire con i ragazzi, non accettando di perderli”.

 

Dall’educazione al controllo

 

Il messaggio del Rapporto è chiaro: non siamo davanti a un’ondata di criminalità giovanile fuori controllo, ma a una trasformazione culturale e politica della risposta pubblica. L’area penale si espande dove prima intervenivano scuola, servizi sociali, comunità educative.

La domanda che resta aperta è semplice e radicale: vogliamo adolescenti accompagnati o adolescenti custoditi?

Perché tra questi due modelli passa una linea sottile ma decisiva. E riguarda non solo chi oggi ha sedici o diciassette anni, ma l’idea stessa di società che stiamo costruendo.