Ci sono Enti locali governati dal centro sinistra che ritroviamo nel fronte dell’esultanza davanti alla approvazione del Pacchetto sicurezza, accomunati con Comuni del centro destra nel considerare positiva la erogazione di maggiori risorse per combattere degrado e criminalità.
Quale spunto di riflessione lo abbiamo tratto dalla nota di sintesi dell’Anci dedicata al Decreto Sicurezza 2026, nota tecnica per amministratori e amministrativi degli Enti locali ma pur sempre una sorta di summa normativa di quel dispositivo di legge in fondo accolto con fin troppa simpatia bipartisan.
Nei giorni scorsi parlavamo delle promesse, poi in parte rimangiate, di accordare maggiori risorse alla Polizia Municipale. Ma su un punto il Governo ha le idee chiare: la videosorveglianza merita maggiori risorse per il sistematico controllo del territorio, più telecamere ad ogni angolo del Comune, una videosorveglianza diffusa, l’occhio del grande fratello a sorvegliare sulla nostra sicurezza.
Peccato che alcuni reati non siano invece puniti, quelli della miseria, della povertà, dell’abusivismo edilizio e della esclusione sociale, le telecamere se finalizzate ad altri scopi, potrebbero offrire squarci di una esistenza precaria e ben poco dignitosa, uno spaccato della realtà occultata dietro alle norme di sicurezza.
La videosorveglianza sarebbe già finanziata con i proventi del codice della strada (alias le multe) ma intanto arrivano 19 milioni di euro in più per l’installazione e l’ammodernamento di impianti di controllo elettronico del territorio. Da 9 anni esiste un Fondo nazionale appositamente creato che, anno dopo anno, è stato ripetutamente incrementato tanto da farci perdere di vista la cifra complessiva degli stanziamenti erogati e ,in parte, sottratti ad altri capitoli di bilancio come la manutenzione del verde o gli investimenti di natura sociale.
La risposta del Governo è sempre la stessa: ce lo chiedono gli Enti locali e questa volta è difficile non dar ragione alla Meloni e a Piantedosi: migliaia di ore dedicate al sicuritarismo hanno prodotto il loro effetto, quello di spingere gli amministratori locali a presentare centinaia di progetti e di richieste per la videosorveglianza facendo leva sui residenti e sulla percezione diffusa di insicurezza.
E intanto la campagna sicuritaria ha prodotto un ulteriore risultato ossia il raddoppio del Fondo per le iniziative di sicurezza urbana che passa da 25 a 54 milioni di euro salvo poi inciampare sulle promesse accordate per gli agenti di Polizia municipale in deroga ai tetti di spese a e in parte rimangiati in corso d’opera dopo un risolutivo intervento del Mef.
In estrema sintesi si va dall’assunzione di agenti di Polizia locale a tempo determinato fino al potenziamento delle telecamere e alla campagna contro l’abusivismo commerciale che poi riguarda migranti e la vendita di accendini, stiamo parlando di uno dei più gravi reati commessi in territorio urbano (l’ironia diventa doverosa per alleggerire i toni).
La campagna sicuritaria va avanti impietosamente e perfino interventi in campo educativo e sociale diventano pratiche per la sicurezza, i progetti contro la dispersione scolastica rientrano tra le pratiche di ordine pubblico quando sarebbe, piuttosto, plausibile, un intervento educativo, economico, scuole aperte e attive ben oltre l’orario scolastico per ospitare corsi di recupero, laboratori e attività sportive.
E viene spontaneo chiedersi quali siano gli interventi non repressivi ma finalizzati a promuovere prevenzione e coesione, con tutto l’impegno possibile non riusciamo a comprenderlo.
Gli agenti di Polizia Municipale negli ultimi anni sono stati sempre più indirizzati a compiti di sicurezza e di ordine pubblico a mero discapito di tutte le altre funzioni e competenze che i vecchi vigili assicuravano.
Gli Enti locali hanno istituito nuclei speciali, dotato gli agenti di Pm di taser, disseminato cani antidroga davanti all’ingresso delle scuole, quelle scuole che intanto attendono i lavori di manutenzione degli enti locali per garantire la sicurezza dei giovani
Maggiori assunzioni a tempo determinato per la Polizia Municipale ricorrendo anche ai proventi della tassa di soggiorno, una bella trovata s, i fa per dire, questa tassa iniqua viene imposta a chi in una città diversa dalla sua viene in visita accedendo a hotel, musei, ristoranti
Il gettito dell’imposta di soggiorno sarà quindi speso per finalità turistiche e di ordine pubblico, per far cassa ormai gli Enti locali sono disposti a tutto, incluse tasse inique non volendo chiedere allo Stato maggiori fondi, quei fondi a lungo promessi ma mai erogati dopo la fine della tassazione sulla prima casa.
Poi non potevano mancare il daspo urbano e le “zone rosse” ampliando i poteri di allontanamento da alcune aree che sono le stazioni, le scuole, i centri turistici, gli ospedali, tutti luoghi nei quali si rifugiano i senza fissa dimora, gli ultimi. Il daspo urbano ha trasformato la miseria in nemico pubblico, l’adozione delle zone rosse è una scelta dolorosa e repressiva, stabilisce prima ancora di commettere un reato i soggetti non graditi per i quali la espulsione è già pronta. |