Le condizioni di salute di Riyad Al-Bustanji, detenuto nella sezione Alta Sicurezza 2 del carcere di Bancali, a Sassari, destano crescente preoccupazione. A denunciarlo sono la famiglia e numerose associazioni impegnate nella solidarietà con il popolo palestinese, che parlano apertamente di «gravi negligenze» capaci di mettere in pericolo la vita del prigioniero politico palestinese.
L’allarme è stato lanciato attraverso un appello sottoscritto da Culleziu contra a la Gherra, Giovani Palestinesi Sardegna, Amicizia Sardegna-Palestina, Associazione dei Palestinesi in Italia, UNIGCOM e Unica per la Palestina, che chiedono un intervento immediato delle istituzioni affinché vengano garantiti ad Al-Bustanji il diritto alla salute, condizioni di detenzione dignitose e un giusto processo. Un arresto che nasce dall’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas
Riyad Al-Bustanji è una figura conosciuta nella comunità palestinese italiana. Imam e punto di riferimento religioso, da oltre trent’anni è impegnato nella raccolta di aiuti economici destinati alla popolazione palestinese.
È stato arrestato nell’ambito della stessa inchiesta che ha coinvolto Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia, accusato dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di avere raccolto fondi destinati ad Hamas attraverso associazioni benefiche operanti nei Territori palestinesi.
Un impianto accusatorio che, nei mesi scorsi, ha subito un duro ridimensionamento da parte della Corte di Cassazione. I giudici della Suprema Corte hanno infatti censurato il precedente provvedimento cautelare, evidenziando l’insufficienza delle prove e contestando il ricorso a fonti aperte e informazioni provenienti dai servizi israeliani prive di adeguata verifica processuale. La Cassazione ha inoltre chiesto di accertare se le organizzazioni destinatarie dei fondi fossero realmente meri strumenti di finanziamento del terrorismo oppure enti impegnati in attività di assistenza sociale e welfare nella Striscia di Gaza, distinguendo nettamente tra attività umanitaria e sostegno ad attività terroristiche.
Una distinzione tutt’altro che secondaria, perché proprio su questo confine si gioca gran parte dell’intera vicenda giudiziaria. «Le sue condizioni mettono a rischio la vita»
Nel frattempo, però, Al-Bustanji resta detenuto nel carcere di Bancali. E proprio sulle sue condizioni si concentra oggi la denuncia della famiglia.
Secondo quanto riferito ai legali, il detenuto soffre di diverse patologie croniche che richiedono controlli medici costanti. È diabetico e sarebbe soggetto a frequenti crisi glicemiche, ma non riceverebbe con regolarità né il cibo né i farmaci necessari, nonostante la tempestività delle cure sia essenziale per evitare conseguenze anche molto gravi.
A questo si aggiunge una patologia prostatica che, secondo i familiari, non starebbe ricevendo il trattamento sanitario necessario, con il rischio di aggravamenti clinici.
La situazione sarebbe resa ancora più difficile dalle condizioni ambientali dell’istituto penitenziario. La famiglia denuncia temperature estremamente elevate all’interno della struttura e riferisce che ad Al-Bustanji sarebbe stato perfino tolto il ventilatore dalla cella. Per un detenuto affetto anche da ipertensione arteriosa, spiegano i familiari, il caldo soffocante rappresenta un ulteriore fattore di rischio.
Le criticità denunciate non riguardano soltanto l’assistenza sanitaria. Secondo la famiglia, infatti, anche il diritto a mantenere contatti con i propri cari sarebbe stato fortemente limitato dopo il trasferimento nel carcere sassarese. Le videochiamate, che nel precedente istituto erano sei al mese, sarebbero state ridotte a due soltanto, mentre anche le telefonate sarebbero soggette a restrizioni ritenute ingiustificate.
Una situazione resa ancora più dolorosa dalle condizioni della figlia Saja, malata di tumore alla tiroide e attualmente sottoposta a cure oncologiche. Nel mese di agosto dovrà affrontare una terapia con iodio radioattivo e, sottolineano i familiari, poter vedere il padre attraverso una videochiamata rappresenta una necessità affettiva e psicologica, non un privilegio. Bancali sotto osservazione
Le denunce sulle condizioni del carcere di Sassari non arrivano isolate. Negli ultimi mesi Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà personale, ha più volte segnalato le criticità dell’istituto: carenza di personale sanitario, difficoltà nell’approvvigionamento dei farmaci, sovraffollamento e insufficienza di operatori in grado di seguire detenuti con particolari fragilità psicofisiche.
Anche Antigone Sardegna ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze delle temperature estreme che stanno colpendo l’isola, denunciando condizioni detentive rese ancora più pesanti dall’assenza di adeguati sistemi di raffrescamento.
Le condizioni denunciate dalla famiglia di Al-Bustanji sembrano dunque inserirsi in un quadro già noto di criticità strutturali che interessano il penitenziario sassarese. |
Il caso di Riyad Al-Bustanji si colloca dentro una vicenda più ampia che negli ultimi mesi ha coinvolto diversi esponenti della comunità palestinese residente in Italia.
La questione non riguarda soltanto la responsabilità penale dei singoli imputati, che dovrà essere accertata nel corso del processo nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. Riguarda anche il crescente ricorso agli strumenti della legislazione antiterrorismo nei confronti di attività di solidarietà verso la popolazione palestinese e il delicato equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali.
Nel frattempo resta un dato difficilmente contestabile: anche chi è sottoposto a custodia cautelare conserva integralmente il diritto alla salute, alla dignità personale e a condizioni di detenzione conformi all’articolo 27 della Costituzione e agli standard previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Per questo le associazioni firmatarie dell’appello chiedono che le autorità giudiziarie, la politica sarda, la garante regionale dei detenuti e tutte le istituzioni competenti accertino con urgenza le condizioni di Riyad Al-Bustanji e intervengano immediatamente per garantire le cure necessarie.
Perché il rispetto dei diritti fondamentali non può dipendere dall’accusa contestata. Ed è proprio nei casi più controversi che uno Stato di diritto dimostra la propria forza: assicurando giustizia, non eccezioni. |