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I tifosi del Taranto contrari alla tessera del tifoso

 

La stagione sportiva per i tifosi tarantini non finisce mai. Archiviata quella deludente sul campo, c’è da pensare alle novità della prossima. La campagna acquisti passa per il momento in secondo piano. L’attenzione è tutta rivolta all’introduzione obbligatoria dal campionato 2010/2011 della Tessera del Tifoso (TDT).
“La tdt è uno strumento di fidelizzazione adottato dalla società di calcio. Il progetto lanciato dall'Osservatorio si pone l’obiettivo di creare la categoria dei tifosi ufficiali”. È quanto scritto sul sito dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (http://www.osservatoriosport.interno.it/tessera_del_tifoso/index_tessera_tifoso.html). Scorrendo la pagina si legge di diritti acquisiti dai possessori come la possibilità di non incappare in restrizioni per l’acquisto dei biglietti, creazione di varchi dedicati d’accesso allo stadio, privilegi e/o benefici e facilitazioni come la raccolta punti per avere sconti. Si tratta pur sempre di marketing.

La sicurezza che garantirebbe agli impianti e a chi ne usufruisce, i “fidelizzati ufficiali”, passa dalla esclusione di soggetti sottoposti a D.A.SPO. (Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) o a condanne per reati da stadio. Ma il biglietto nominale non è già un modo per identificare gli spettatori? Le telecamere a circuito chiuso non permettono già alle forze dell’ordine di risalire a chi commette reati sugli spalti e fuori? Cosa aggiunge o cosa toglie realmente la Tessera del Tifoso?
Domenica sera, presso il circolo Magna Grecia a Taranto, la Curva Nord insieme a tantissimi tifosi e appassionati, ha espresso e ribadito ancora una volta il no a questo strumento più volte definito anticostituzionale. Erano presenti gli avvocati Nevoli e Spagnolo e, per l’A.S. Taranto, l’avvocato Andrea Greco. Il dibattito è piuttosto acceso e intervallato dai cori degli ultras. Viene letto un comunicato, “con la tessera del tifoso la nord non si abbona”. Il messaggio è chiaro.

Il dibattito si apre con Nevoli che parla di “norme poco chiare”. “Per ottenere la Tessera del Tifoso occorre compilare un’autocertificazione, dichiarare quindi di non essere sottoposto a D.A.SPO. e di non aver mai avuto condanne per reati da stadio o procedimenti in corso”.
Dov’è la trappola?
“Chi non ha mai ricevuto un daspo ma ha patteggiato la pena, non può ottenere la tessera del tifoso. Un tifoso che nel ‘90 è stato destinatario di un daspo, fa ricorso al TAR e vince, ma nel momento in cui firma l'autocertificazione viene automaticamente indotto a dichiarare il falso con conseguenze penali”.

È un esempio di quello che viene definito “daspato a vita”.
Spagnolo invece punta il dito sulla questione privacy.
“Consegnare il nostro documento d’identità a una persona che non è un pubblico ufficiale, come avviene quando compriamo il biglietto, è una violazione della privacy”.

La tdt si presenta col formato di una carta di credito.
“È dotata del sistema RFID, significa che ne permette la rintracciabilità a distanza attraverso internet. Anche il Garante della privacy ha espresso forti dubbi su questa tecnologia”.
Come anche l’avvocato Greco.
“La tessera del tifoso viene emessa dalle società dopo il nulla osta della Questura. Di conseguenza si reintroduce nel nostro ordinamento il concetto di “pericolosità presunta” che risale al ventennio fascista”.

Perché l’A.S. Taranto Calcio ha quindi vincolato l’acquisto dell’abbonamento alla sottoscrizione della tessera? A questa domanda è chiamato a rispondere Greco.
“Il Taranto ha da subito aderito alla tessera del tifoso. Sono stato il primo a sottoscriverla per capirne il funzionamento”. “La società non è contro i suoi tifosi, ma incorrerebbe nelle restrizioni ministeriali, ovvero partite a porte chiuse, se non aderisse”. “L’A.S. Taranto Calcio è pronta a sostenere i costi dell’iniziativa tessera del tifoso”, ma quelli annuali e persino di estinzione sono a carico di chi la possiede.

I tifosi invitano Greco a ritirare la campagna abbonamenti per rimediare a una battaglia cominciata forse tardi.
“È una possibilità da valutare col presidente” risponde l’avvocato, come quella di destinare un settore ai supporters che non faranno l’abbonamento.
L’incontro si chiude con la promessa di Greco di “farsi sentire” nelle sedi opportune.

La questione stadi sicuri non può essere riconducibile soltanto a una tessera piena di interrogativi. Se gran parte degli impianti italiani, come lo Jacovone, hanno gravi carenze strutturali bisognerebbe partire da lì per garantirla.