NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

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SPEZIALELIBERO

DAVIDE LIBERO

TERAMO SOLIDALE











UN POPOLO CHE NON CONOSCE IL PROPRIO PASSATO NON HA FUTURO (seconda parte)

 

PERIODO ROMANO (prima parte)

 

TRATTO DA "NON C'E' FEDE SENZA LOTTA" N°100

 

Quando nel 289 a.c. il console romano Manio Curio Dentato conquisto’ i nostri territori, qui vivevano i Petruzi un popolo che aveva scelto nell’attuale Teramo la propria capitale ma la loro presenza era rintracciabile tra i territori che andavano tra il fiume Salinello e Vomano. L’origine del nome l’abbiamo vista nello scorso numero, allo sviluppo di tale centro contribuirono gli Etruschi e i Fenici che ne fecero un emporio commerciale. I romani riuscirono ad occupare l’antica Petrut in seguito alla Battaglia del Sennito, detta anche delle nazioni, nel 295 a.C., durante la terza guerra sannitica. Questa battaglia oppose l'esercito romano, che aveva come alleati i Piceni, ad un'alleanza avversa di popolazioni composta da: Etruschi, Sanniti, Galli, Senoni ed Umbri. Proprio l’alleanza tra i Romani e i Piceni, favori’ l’occupazione dei nostri territori, essendo i Piceni un popolo a noi confinante che viveva tra il fiume Foglia e il Tronto. Questa battaglia si concluse con una vittoria Romana che apri’ di fatto agli stessi il dominio dell’Italia Centrale. I Romani mutarono il nome in Interamnia Praetutiorum (citta’ tra i fiumi - dei pretuzi), e ne fecero un municipio. I municipi erano citta’ Romane che conservavano un certo grado di autonomia, mantenendo i propri magistrati e le loro istituzioni, ma erano prive dei diritti politici propri dei cittadini romani: si distinguevano percio’ dai federati, che conservavano la propria sovranita’, e dalle colonie. Fra il 9I e 88 a.c. ci fu la cosiddetta “Guerra Sociale” chiamata anche “Guerra Italica” o “Guerra dei Marsi” che vide Roma opposta a vari municipi fino ad allora alleati dei Romani stessi. Tutto nacque quando i vari municipi iniziarono a rivendicare diritti di cittadinanza, in particolare i ceti piu’ alti di Tali territori volevano partecipare alla gestione politica. Marco Dulio Trusio, console romano, si schiero’ per la causa italica avanzando proposte di legge a favore dell'estensione della cittadinanza, ma la proposta non piacque ne’ ai senatori ne’ ai cavalieri. Il piu’ accanito rivale di Druso fu il console Lucio Marcio Filippo, che dichiaro’ illegale la procedura seguita per le leggi di Druso, cosicche’ queste non vennero nemmeno votate. Nel novembre del 9I a.c. seguaci estremisti di Marcio Filippo mandarono un sicario ad assassinare Druso. Questa fu la scintilla che fece scoppiare la guerra sociale. I Petruzi facevano parte del gruppo Marsico che si scontro’ contro la Repubblica Romana, che comprendeva tra gli altri: Marsi, Peligni, Vestini, Marrucini, Piceni, Frentani. L’altro gruppo che si oppose a Roma fu quello Sannita (Sanniti, Irpini, Lucani, Iapigi, Venusia, Pompeii). Nonostante la battaglia fu vinta dai Romani nell’88 a.c., quando gli ultimi a deporre le armi i Sanniti furono sterminati, i municipi ottennero quello che volevano perche’ i Romani gia’ nel 9O a.c. promulgarono la Lex Iulia, con la quale si concedeva la cittadinanza agli italici che non si erano ribellati e a quelli che avrebbero deposto le armi. Segui’ nell'89 a.C. la Lex Plautia Papiria che concedeva il diritto di cittadinanza romana a tutti gli italici a sud del Po, i quali avrebbero pero’ dovuto lasciare le armi entro 6O giorni. Il risultato fu di dividere i rivoltosi: gran parte deposero le armi, mentre altri continuarono a resistere. Tra questi i Petruzi che continuarono a combattere ma che dovettero arrendersi all’arrivo di Silla, per aver preso parte attiva a tale guerra e non aver deposto le armi il generale romano privo’ la citta’ del titolo di municipio. (continua)