NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

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UN POPOLO CHE NON CONOSCE IL PROPRIO PASSATO NON HA FUTURO (quinta parte)

 

PERIODO ROMANO (quarta parte)

 

TRATTO DA "NON C'E' FEDE SENZA LOTTA" N°103

 

TEATRO ROMANO

 

Situato tra via Teatro Antico e via Luigi Paris, nelle vicinanze del Duomo e a pochi metri dall'Anfiteatro romano di Teramo. Il complesso architettonico trovo’ la sua ubicazione nella porzione del tessuto urbano occidentale dell'antica Interamnia. L'impianto cittadino dell'epoca era, probabilmente, diviso in due settori che si distinguevano tra la parte orientale corrispondente alla zona del municipio, e la parte occidentale dove giungeva il diverticolo d'ingresso della via Caecilia (era una via romana che staccandosi dalla Via Salaria al 35º miglio da Roma raggiungeva la costa adriatica, un ramo della stessa attraversava anche Interamnia Praetuttiorum) e dove furono costruiti gli edifici pubblici del teatro e dell'anfiteatro.

 

 

Il sito si mostra nelle migliori condizioni di conservazione delle strutture di epoca romana coeve, sia esistenti nella citta’, sia se paragonato agli altri impianti presenti del territorio della Regio IV Samnium e della Regio V Picenum, sebbene, nel periodo medioevale, fu utilizzato come cava di materiale lapideo per la costruzione di edifici vicini, in particolare della cattedrale. L'epoca di costruzione del teatro teramano fu contemporanea a quella di altri edifici simili eretti in citta’ limitrofe come: Amiternum, Peltuinum, Hatria ed Asculum. Edificato in eta’ augustea, presentava nell'alzato del palcoscenico ricche decorazioni realizzate nel 3O a.C., disposte in nicchie alternate di forma rettangolare e semicircolare. Le significative parti del frontescena furono rinvenute nel I9I8 grazie agli scavi voluti dallo storico ed archeologo Francesco Savini. Nel I934 il podestà Giovanni Lucangeli avvio’ la demolizione degli edifici sorti su parte del Teatro romano, il cui isolamento e recupero era stato progettato dagli ingegneri Sigismondo Montani e Andrea Cardellini. Nel corso dei lavori si arrivo’ a distinguere il Teatro romano dal limitrofo Anfiteatro. Il ministro dell'Educazione Nazionale (della Cultura) Giuseppe Bottai si reco’ a Teramo per un sopralluogo al Teatro e alle prime emergenze dell'Anfiteatro, prendendo la decisione di finanziare il recupero di entrambi i reperti romani. La demolizione fu interrotta a causa della guerra e i finanziamenti andarono perduti. In questo periodo, piu’ precisamente nel I942 fu rinvenuta una statua femminile acefala in marmo greco esposta oggi nel Museo Archeologico di Teramo.

 

 

Fino ad oggi è stato possibile riportare alla luce solo il tratto orientale del palcoscenico in quanto la zona circostante e’ edificata. L’eventuale demolizione di Palazzo Adamoli, sito sopra all'area del teatro, porterebbero alla luce un'ulteriore porzione del monumento. I resti del complesso architettonico si trovano fra i 2,5O -3 metri al di sotto dell'attuale livello stradale e mostrano che la struttura originale poteva ospitare circa tremila spettatori sulle gradinate di forma semicircolare, la cavea, del diametro di 78 metri. La struttura interna si articolava in 2O settori radiali a cuneo dei quali si intuiscono le forme. Il perimetro della facciata esterna era, probabilmente, costituito da due ordini sovrapposti di arcate, poggianti su pilastri in opera quadrata, disposte in successione. Ne rimangono visibili solo due del piano inferiore. Le volte che sorreggevano la cavea erano realizzate in opera cementizia. Rimangono anche quattordici gradini in travertino che facevano parte di una delle gradinate che, attraverso i vomitoria permettevano l'uscita degli spettatori.