NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

NOI DA NOVE ANNI CONOSCIAMO LA VERITA'!

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DAVIDE LIBERO











LA NAUSEA

 

TRATTO DA "NON C'E' FEDE SENZA LOTTA" N°122

 

Martedi’ e’ stato il decimo anniversario della scomparsa di Stefano Cucchi. Quella di Stefano Cucchi non e’ una storia diversa da tante altre che abbiamo raccontato in tanti anni di controinformazione, diventa diversa dalle altre da un certo punto in poi, dove, solo grazie alla caparbieta’ e la capacita’ della famiglia, si e’ riusciti a dare almeno un volto ai suoi carnefici. Noi l’abbiamo sempre saputo come erano andate le cose e abbiamo provato a spiegarle in un video che abbiamo prodotto per l’ultimo torneo (NOI DA NOVE ANNI CONOSCIAMO LA VERITA’ link: https://www.youtube.com/watch?v=Zj6ywj-uFes). Come diciamo nel video, le nostre consapevolezze non sono frutto di un pregiudizio, ma quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, quello che ci siamo trovati a raccontare, pezzi di puzzle sparsi su un tavolo che vengono volutamente girati perche’ mai si incastrino. Ma anche la storia di Stefano e’ stata come le altre in salita, pensate che ci sono voluti tremilaseicentocinquantadue giorni, otto processi, nove se si conta quello che deve ancora cominciare, decine e decine di appelli a testimoni che sapevano ma non parlavano, due carabinieri che dopo anni hanno deciso di raccontare quello che avevano visto e sentito. Ricordiamo bene ogni singolo passaggio, Stefano Cucchi doveva essere solo l’ennesima storia di un tossico morto in carcere, inizialmente avevano parlato di malnutrizione, poi era poco idratato, anzi no aveva l’epilessia e la celiachia. Un morto di galera come tanti, come troppi nel silenzio piu’ totale. I processi infiniti ai medici, agli infermieri, alle guardie carcerarie. Nessuno vedeva quei lividi sul volto di Stefano Cucchi nelle foto segnaletiche scattate a non meno di venti ore dal suo fermo? E adesso che finalmente qualche carabiniere dopo anni si e’ “sfiatato” a parlare: incrociano le gambe nei loro salottini televisivi, nei loro tribunali, nelle loro caserme. Certi che ancora una volta il loro “Stato di Diritto” ha dimostrato che nessuno rimane impunito. Ipocriti del cazzo! Adesso si sentono tutti “parte civile” perche’ vogliono apparire al popolino come qualcuno che si sente tradito: dai cani da guardia, dai loro sbirri. Persino “l’Arma” oggi ha deciso di costituirsi parte civile contro i “carabinieri infedeli”. L’Arma dei carabinieri che adesso scarica la colpa sui singoli soggetti, che per anni non gli ha sfiorato neanche l’anticamera del cervello di aprire un’inchiesta interna per capire cosa fosse successo in quella cazzo di caserma. Anzi si sono dati da fare per fare in modo che tutto venisse scientificamente insabbiato. Ora generali e comandanti vanno in tv, con i loro galloni e le fiamme dorate sui cappelli, con sguardi severi come anziani “padri” che redarguiscono il popolino sulla loro intransigenza verso chi ha sbagliato (MA ANDATE AFFANCULO MERDE). Se Stefano Cucchi non avesse avuto una famiglia che ha sacrificato la sua stessa esistenza per la verita’, se questa famiglia non avesse avuto le possibilita’ economiche ma anche culturali per continuare a combattere, come sarebbe finita? Come tante altre storie che quotidianamente accadono nelle questure, nelle caserme, nelle galere, nelle strade, storie che quando non ti uccidono ti lasciano segni indelebili sul corpo, nel silenzio piu’ totale. Vogliono rendere Stefano Cucchi un simbolo della loro giustizia, anche se in realta’ hanno le mani piu’ sporche di chi l’ha ucciso, perche’ l’hanno coperto, protetto come fanno sempre con chi con una divisa addosso si macchia di questi crimini. Per noi Stefano Cucchi, attraverso i dieci anni che abbiamo passato a raccontare l’inverosimile che si sono inventati per non dire che l’hanno ammazzato di botte, rappresenta proprio quando sia ridicola la loro “giustizia”, la loro “informazione”. Per noi Stefano Cucchi rappresenta la forza per continuare a denunciare e a raccontare tutte quelle storie di chi avra’ meno forza e meno visibilita’ perche’ “l’opinione pubblica” sappia come davvero sono andate le cose. Ci fate vomitare tutti, nessuno escluso.

 

“Gli uomini. Bisogna amarli, gli uomini. Gli uomini sono mirabili. Ho voglia di vomitare – e d’un tratto, ci siamo ecco la Nausea.” LA NAUSEA di JEAN-PAUL SARTRE