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DAVIDE LIBERO











RIFLESSIONI SUL CALCIO AI TEMPI DEL COVID-19

 

FONTE:Sport People

 

Si cerca spesso di segnare il corso della storia con eventi che più di altri ne fissano non tanto l’istante, ma soprattutto la loro eredità. Gli attentati dell’11 settembre mostrarono al mondo intero, ma soprattutto agli americani, che non esistevano posti sicuri. Da allora cambiarono i gusti e le usanze, per esempio il settore del turismo è stato quello più fortemente influenzato dai fatti del World Trade Center, spingendo turisti e business traveler a modificare le loro abitudini di viaggio in aereo e in parte anche a variare mete turistiche. Gli americani inoltre cercarono nell’intimità delle proprie abitazioni quel senso di sicurezza che locali o parchi pubblici non erano più in grado di garantire: aumentarono gli acquisti e i noleggi di dvd, ad esempio.
Alla stessa maniera l’emergenza Covid-19 avrà rilevanti impatti economici sia diretti, per i danni provocati nelle immediatezze della crisi sanitaria, sia indiretti. Come cambieranno i gusti degli italiani dopo che l’emergenza Coranavirus sarà terminata e soprattutto che tipo di approccio avranno con il calcio è difficile immaginarlo, ma possiamo provare a buttare giù alcune riflessioni anche sulla scorta di quanto successo negli Stati Uniti dopo i già citati fatti dell’11 settembre.
L’attuale campionato, se mai sarà concluso, sarà contraddistinto dall’assenza di spettatori. Per la prossima stagione invece forse ci muoveremo lungo due direttrici: in prima istanza assisteremo all’intensificarsi delle restrizioni, soprattutto per gli ospiti, in seconda battuta saranno i tifosi stessi, spinti anche dalla “paura” dei contatti e degli assembramenti, ad evitare gli stadi. Appare ovvio che il distanziamento sociale, essendo l’unica precauzione ad oggi osservabile per evitare contagi, mal si concilia con la passione calcistica se è vissuta sugli spalti; questo spingerà sia le autorità competenti a ridurre al minimo la presenza degli stessi tifosi allo stadio, sia i cittadini ad evitare gli spalti che per la loro stessa natura, sono il luogo che peggio si presta al mantenimento delle distanze minime consigliate.
In una situazione di “astinenza da gradinata”, i colossi dell’intrattenimento si candideranno a colmare questo vuoto “regalando” agli orfani degli stadi la soluzione migliore: stare a casa e non perdere nulla di ciò che accade allo stadio con offerte su misura. Ci martelleranno con pubblicità, telefonate dai vari call center e volantini; nuove forme di approfondimento calcistico verranno lanciate sulle piattaforme calcistiche. Come accade spesso saranno i piccoli ad essere spazzati via dal mercato e nel caso specifico saranno quindi i club dalla serie C in giù che subiranno maggiormente gli effetti post Covid-19. Intendiamoci, sono almeno 20 anni che gli stadi si stanno spopolando e nulla si sta facendo per invertire la rotta, ma ciò che potrebbe accadere da qui a qualche mese potrebbe avere effetti devastanti sulla vita delle piccole realtà calcistiche.
L’auspicio è che tutti gli attori coinvolti, società, associazioni dei tifosi e spero anche i gruppi ultras, almeno in questa fase sappiano fare quadrato e trovare insieme soluzioni che riducano al minimo i danni; forse mai come in questa situazione l’applicazione di prezzi popolari appare non solo una soluzione di buon senso, ma anche e soprattutto la strada maestra da seguire per mantenere in vita i piccoli che trovano negli incassi il proprio ossigeno. Una soluzione che anche gli stessi broadcaster dovrebbero caldeggiare: abbiamo visto quanto fosse surreale Valencia-Atalanta giocata senza pubblico, uno storico ottavo di finale di Champions League che in assenza di tifo sembrava avere lo stesso pathos di una sgambata d’allenamento. Persino uno scoppiettante 3-4 senza il trasporto del pubblico ha tutt’un altro impatto a livello mediatico. E in fondo i signori delle pay-tv lo sanno: se in passato la repressione e la criminalizzazione del tifo hanno fatto loro comodo per riempire salotti, nel prossimo futuro toccherà anche a loro sperare che la forza aggregativa delle Curve contribuisca ad uscire da questo cupo tunnel.

 

Luca Marchesini