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Ergastolo ostativo, l’affermazione del diritto nell’Italia forcaiola

 

FONTE: Radio Città Fujiko

 

Due pronunce di altrettante corti in poche settimane. Prima la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e ieri la Corte Costituzionale italiana. Entrambe dicono la stessa cosa: l’ergastolo ostativo è incostituzionale e non trova spazio nei rispettivi ordinamenti, europeo ed italiano.
In particolare, l’articolo 27 della Costituzione afferma che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato“. Da questo principio la Corte costituzionale è partita per scardinare la parte dell’ergastolo ostativo relativa alla preclusione della premialità per i detenuti, come i permessi e i benefici previsti dalla legge Gozzini.
La notizia ha scatenato una bufera, con alcuni esponenti politici che hanno fatto dichiarazioni dal sapore chiaramente eversivo. Tra questi, in prima fila troviamo Matteo Salvini, che in una diretta Facebook dall’Umbria ha affermato: “Ma che testa hanno i giudici della Corte Costituzionale? Permessi premio anche per chi è condannato all’ergastolo per mafia e terrorismo. È un ossimoro. Che Paese sta diventando l’Italia? Con tutto il rispetto che si deve alla componente libera e indipendente che amministra la giustizia, permessi premio a ergastolani per mafia e terrorismo? Non vedo l’ora di tornare al governo per sistemare un po’ di cosine. Vediamo se è possibile ricorrere perché è una sentenza che grida vendetta. O è una sentenza che possiamo provare a cambiare o va cambiata la Costituzione se questa è l’interpretazione“.

 

 

Ai nostri microfoni, Valerio Guizzardi, responsabile dell’Emilia Romagna dell’Associazione Papillon-Rebibbia onlus, spiega e commenta la questione.
“La Corte costituzionale ha semplicemente affermato, facendo riferimento all’articolo 27 della Costituzione, che l’ergastolano ha comunque diritto ai benefici di legge, anche se non collabora con la giustizia, ma qualora fosse provato il suo distacco dall’organizzazione criminale di cui faceva parte – sottolinea Guizzardi – Qualcosa di ben diverso dallo scenario che dipingono i quotidiani oggi, cioè che da domani le carceri si svuoteranno e centinaia di mafiosi e terroristi gireranno per le strade per ucciderci”.

In questa, così come in altre vicende che attengono la giustizia, il punto è il cambiamento culturale che sta interessando il nostro Paese. E lo sta facendo in un senso giustizialista e manettaro.
“Ci sono interi partiti, come il M5S, fondati sul carcere – osserva Guizzardi – Più carcere per tutti sembra essere la ricetta proposta, la soluzione che viene figurata. Anche se tutti gli studi dicono il contrario“.

E allora perché il discorso giustizialista fa così presa? “È sempre accaduto così nei momenti di crisi politica ed economica – risponde il referente di Papillon – Le persone hanno paura, anche perché questa paura viene fomentata, anche attraverso fake news, per estorcere consenso. Se hai paura chiedi protezione ed ecco che vengono inasprite le pene”.

Una spirale di potere e controllo che non delinea prospettive positive. Nè saranno sempre il diritto e la Costituzione a fare da argine. Come si evince dalle parole di Salvini.
“Se oggi ci fosse una forza politica che propone la pena di morte e se nel nostro Paese ci fosse il referendum propositivo, vincerebbe a mani basse – paventa Guizzardi – Tutti quelli che si oppongono a questa deriva dovrebbero mobilitarsi”.