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DAVIDE LIBERO











La vera fotografia di un fallimento del nostro sistema penitenziario

 

FONTE:il dubbio

 

Sovraffollamento, suicidi, carcerazioni anche per pene brevissime e trasferimenti

 

 

Mentre vengono rilanciate proposte repressive, come l’allargamento del 4 bis ( l’articolo che vieta la concessione di benefici) nei confronti dei detenuti che vengono scovati con un cellulare, il sistema penitenziario risulta oramai al collasso. Le cause principale sono da attribuirsi a sovraffollamento, suicidi tentati e realizzati, ricorso troppo facile alle celle di isolamento, riduzione delle opere trattamentali e lavoro. A questo si aggiunge la scarsità di operatori sanitari, mettendo in difficoltà gli stessi agenti penitenziari che non possono avere le competenze per rapportarsi con i detenuti con problemi psichiatrici. Sempre su quest’ultimo punto, va ricordata la mancata approvazione di un decreto attuativo della riforma originale. La norma prevedeva la realizzazione di unità interne con carattere realmente sanitario, oltre al fatto che andrebbe richiesto un maggiore impegno da parte delle Aziende sanitarie territoriali e alle Autorità regionali. Situazioni che inevitabilmente generano violenza e le prime vittime sono gli stessi agenti penitenziari.

IN CELLA PER DROGA AL PRIMO POSTO IN EUROPA

Mentre si diffonde sempre di più l’idea che da noi esiste una sorta di lassismo e la mancata “certezza della pena”, i numeri dicono ben altro e che mettono l’Italia al primo posto tra i paesi dell’Unione Europea per incremento della popolazione detenuta tra il 2016 e il 2018, in controtendenza rispetto al resto del continente. L’ultimo rapporto di Antigone ha analizzato attentamente questi dati e ha evidenziato che le carceri italiane sono più affollate della media dei paesi europei, con un tasso del 115%, a fronte di una media europea del 93%. Ciò vuol dire che in Italia, laddove dovrebbero stare al massimo 100 persone, ce ne sono 115. Una delle prime cause dell’eccessiva presenza di persone detenute è da ricercare nell’inefficace e repressiva legislazione sulle droghe, che rappresenta una dei motivi principali di ingresso e permanenza in carcere. Al 31 gennaio 2018, il 31,1% delle persone detenute era ristretto per violazione del Testo Unico sulle droghe: circa un terzo del totale. La media europea è del 18%, 13 punti percentuali in meno. In Germania i detenuti per droga erano il 12,6%, in Francia il 18,3% e in Spagna il 19%. Solo Grecia e Lettonia facevano peggio di noi.

PRIMI PER PENE LUNGHE, MA ANCHE BREVISSIME

Come se non bastasse siamo al primo posto per quanto riguarda le pene lunghe da scontare. L’idea secondo cui in Italia ci sarebbero pene troppo lievi e permanenze in carcere di brevissima durata è platealmente smentita dai dati: le persone detenute che scontano la pena dell’ergastolo rappresentano il 4,4% dei condannati, contro una media europea del 3,5%. Le condanne comprese tra i 10 e i 20 anni riguardano poi il 17% dei detenuti con condanna definitiva: ben 6 punti percentuali in più della media dei paesi europei ( dell’ 11%).

E ancora: il 27% di chi sconta una condanna in carcere ha una pena compresa tra i 5 e i 10 anni, a fronte di una media europea del 18%, di 9 punti percentuali in più bassa. Ciò vuol dire – come ha sottolineato sempre Antigone – che in Italia si sta in carcere più che negli altri paesi. Siamo anche il primo Paese con i più alti tassi di persone detenute senza una condanna definitiva ( ovvero, stando alla Costituzione, di persone innocenti in carcere): ad oggi rappresentano il 34,5% della popolazione detenuta. La media europea è del 23%, oltre 10 punti in meno.

Ma non solo. Abbiamo anche il primato per quanto riguarda le persone che scontano in carcere pene brevissime, mente negli altri Paesi usano misure alternative. Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma, in carcere ci sono 22.870 persone che hanno ancora da scontare meno di tre anni, mentre 5 mila detenuti sono in carcere perché condannati a una pena inferiore ai due anni. Teoricamente sono persone che ne potrebbero usufruire, ma a causa della loro condizione sociale, non hanno gli strumenti per accedervi.

Lo ha spiegato molto bene sempre Mauro Palma durante la sua presentazione dell’ultimo rapporto. Ha rivelato

che l’aumento della popolazione detenuta «non è ascrivibile a maggiori ingressi, bensì a minore possibilità di uscita». Sottolineando che questo dato deve far riflettere «perché può essere determinato da più fattori: l’accentuata debolezza sociale delle persone detenute che non le rende in grado di accedere a misure alternative alla detenzione, per scarsa conoscenza o difficile supporto legale; la mancanza soggettiva di quelle connotazioni che rassicurino il magistrato nell’adozione di tali misure; o, infine, un’attenuazione della cultura che vedeva proprio nel graduale accesso alle misure alternative un elemento di forza nella costruzione di un percorso verso il reinserimento».

LA GIRANDOLA DEI DETENUTI

Se in alcune carceri si registrano esplosioni di violenza, una delle problematiche riguarda il continuo trasferimento dei detenuti problematici e alcune carceri diventano un contenitore del disagio fino ad esplodere. È successo recentemente al carcere umbro di Capanne. Sono stati trasferiti i detenuti più problematici, come quelli con provvedimenti disciplinari o con problemi di salute mentale. Con questi continui trasferimenti progressivamente il carcere scelto come meta di destinazione diventa un contenitore di persone problematiche e non è attrezzato per gestirle. Complice una circolare del Dap che ha disposto la possibilità di traferire i detenuti per motivi di sicurezza. Succede quindi che si rimanda il problema ad altri. Oppure, come sta accadendo in questi mesi, decine di detenuti ergastolani vengono trasferiti in alcune carceri, come quelli di Parma, già sovraffollati e non adeguati a sistemare i reclusi in celle singole: da lì le proteste e quindi maggiori disagi per tutti.

TELEFONINI, EVASIONI E DROGA. EMERGENZA?

L’emergenza del momento sembra essere il discorso del numero dei telefonini sequestrati e le evasioni. Nei primi nove mesi di quest’anno sono stati eseguiti 587 sequestri di sostanze stupefacenti e 1.412 telefonini. Sequestri importanti, ma ricordiamo sempre che parliamo di numeri su una popolazione di quasi 61 mila detenuti. In Francia, dove esiste – come d’altronde in tutti i Paesi del mondo il discorso dei traffici dei cellulari, hanno pensato di risolvere il problema non con la repressione, ma con la realizzazione di un telefono fisso per ogni cella, in maniera tale che i detenuti possano avere la possibilità di rimanere in contatto con i familiari. Da noi invece ogni detenuto ha 10 minuti di tempo alla settimana e solo per la famiglia. Con ovvie conseguenze, tipo appunto il traffico di cellulari. La riforma dell’ordinamento penitenziario, in gran parte disattesa, prevedeva che si allungassero i tempi. Per quanto riguarda le evasioni dal carcere, invece, non esiste alcuna emergenza. Nel 2018, 44 sono quelle tentate, mentre 110 sono le evasioni riuscite. Numeri, considerata la popolazione detenuti, con percentuali da prefisso telefonico. Senza contare che chi evade, poi viene subito ripreso grazie alla professionalità degli agenti.

 

Damiano Aliprandi