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La censura di Facebook sugli eventi di Wu Ming: l’algoritmo non riconosce l’anti-complottismo

 

FONTE:Repubblica.it

 

Il collettivo che promuove incontri pubblici per smontare le tesi complottiste bannato dal social network. Senza ricevere alcuna spiegazione. “È la beffa finale di QAnon”

 

La propaganda del fenomeno complottista americano di QAnon è stata bandita da Facebook dopo il drammatico assalto a Capitol Hill, ma l’algoritmo si confonde e censura anche chi quel discorso pubblico – non solo del fantomatico “Q” ma il cospirazionismo in genere – prova a smontarlo pezzo per pezzo. È quanto è accaduto, per ben due volte nel giro di pochi giorni, a realtà di movimento e centri sociali che stavano promuovendo sul social incontri pubblici con Wu Ming 1, autore di La Q di Qomplotto (edizione Alegre), volume di 600 pagine finito in classifica nelle settimane scorse e arrivato alla quarta ristampa.

Prima è successo al Magazzino Parallelo di Cesena, poi al Centro Sociale Sisma di Macerata che ha divulgato un documento pubblico sulla questione. Non solo le rispettive pagine social sono state cancellate senza alcuna spiegazione dopo la pubblicazione dell’evento, ma anche gli account personali degli amministratori sono stati bannati. E a nulla sono valse le richieste di chiarimento, che peraltro possono solo essere inviate ad un destinatario sconosciuto: evidentemente l’algoritmo, o chi per lui, in un invito per parlare e confutare le teorie complottiste, ci ha semplicemente visto il complottismo. Cioè l’esatto contrario.

“C’è un elemento random inspiegabile, perché non tutti gli eventi, compresi quelli della casa editrice, sono stati cancellati“, dice l’autore Wu Ming 1, alias Roberto Bui. Ma a parte questo, “il fatto che, dopo anni in cui Facebook è stata complice della crescita di QAnon, da un po’ di tempo a questa parte esageri e pure nell’altra direzione con la censura, è una paradossale vittoria proprio di QAnon, perché rappresenta una spada di Damocle incombente sopra chiunque si occupi di cospirazionismo“. E poi, aggiunge Bui, “ciò che può capitare a chi utilizza Facebook come principale strumento di comunicazione è imprevedibile e una volta successo irreversibile“.
Nel caso ad esempio dello spazio sociale cesenate legato all’Arci, in un colpo sono sparite la pagina con 15 mila seguaci e tutti i profili privati dei 13 amministratori. A pensarci bene, un danno enorme per una realtà locale che veicola le proprie iniziative sul social network più famoso. E un potenziale pericolo per chiunque voglia continuare ad organizzare dibattiti di questo tipo.

Il complottismo in sé da secoli propaga teorie assurde e sconclusionate come quella di QAnon, quest’ultima abitata dalla fantasia di politici pedofili e assetati di sangue che seviziavano bambini nei sotterranei di una pizzeria. Ma secondo i Wu Ming – i quali tornano spesso sull’argomento anche sul proprio sito Giap – il primo passo per combatterlo con efficacia “è riconoscere che ogni fantasia di complotto, anche la più sconclusionata, parte da un nucleo di verità, da un malessere e disagio reale. Poi prende la tangente e quella verità iniziale viene distorta, deformata, si alimenta l’odio e si creano capri espiatori, si forniscono spiegazioni consolatorie. Però rispondere con la psichiatrizzazione, con quel ‘fatti vedere da uno bravo’ che va tanto di moda, prendendo di petto l’interlocutore, non solo non lo convincerà ma lo porterà ad arroccarsi“.

 

Matteo Pucciarelli