Abbiamo passato gli ultimi trent’anni a cercare di mentalizzare questa curva ed uscire fuori da quei riti da sagra paesana che l’hanno spesso distinta in passato, soprattutto in occasione di questa partita. Il copione si ripetera’ anche oggi, tantissima gente alla quale del Teramo non frega assolutamente un cazzo – altrimenti ci sarebbe sempre – si riversera’ all’interno di questa curva e si aspettera’ di rinverdire i riti della sagra. Noi, che obbligati dalla passione ad esserci sempre, abbiamo l’obbligo di far capire subito a questi “passanti” in quale luogo si trovano. L’atteggiamento di chi c’e’ sempre, oggi e’ fondamentale a far capire a chi non viene mai cosa siamo e quale storia deve rispettare. Cerchiamo tutti di perseguire il bene della curva e del tifo, non lasciamoci andare a inutili e ridicoli personalismi. Come gia’ accennato nello scorso numero della fanzine il nostro ruolo non sara’ mai quello di sterili sostenitori, nel nostro tifo c’e’ il nostro essere, le nostre battaglie e i nostri sentimenti. Non sara’ certo la voglia di “sfotto’” dei passanti a cambiare qualcosa, che sia chiaro. E in questo chiediamo collaborazione a tutti quelli che come noi ci sono sempre e ci tengono a cio’ che siamo. Lo dobbiamo a cio’ che abbiamo costruito, tutti insieme, negli anni per fare di Teramo la piazza che e’ oggi in termini di passione e di mentalita’. Nella partita di mercoledì con l’Angelana abbiamo pagato il biglietto 18 euro. La responsabilita’ di tale prezzo e’ solo ed esclusivamente della societa’ ospitante, ma una riflessione inevitabilmente porta a puntare il dito piu’ in alto, verso i vertici di questo calcio marcio. Del resto se il sistema non ha creato un tetto ai prezzi dei biglietti dei settori ospiti, i piu’ furbi come quelli dell’Angelana (ma potremmo parlare di Notaresco, Sora, Castelfidardo, Fossombrone solo per rimanere al campionato scorso) ne approfittano e lucrano sulla pelle dei tifosi ospiti. In un circuito che dall’alto al basso, che al di la’ dei loro ipocriti slogan, mette in chiaro con i fatti che a loro della passione della gente non frega un cazzo. Questi stessi soggetti che dall’alto dei palazzi pallonari in settimana hanno deferito Cristiano Lucarelli, allenatore del Livorno, che in seguito al divieto di trasferta della sua tifoseria a La Spezia ha dichiarato: “Nessun commento perche’ tanto ormai i divieti dal 2007, ormai siamo abituati. Il mio commento e’ che se rinasco voglio fare o il questore o il prefetto. Come se fossi presidente dell’ACI e siccome ci sono incidenti per la strada fermerei tutte le macchine, tutti i motorini, tutti i camion. Prendo il mio stipendio, non vado a cercare rogne, tengo tutti a casa e ho fatto il mio lavoro.” E’ stato deferito “per violazione del codice di giustizia sportiva: in particolare si guarda ai principi di lealta’, correttezza e al divieto per i tesserati di esprimere giudizi lesivi della reputazione di organi istituzionali”. E mentre a Madrid, il 1 e 2 settembre, l’Italia e’ stata al centro del dibattito nella “conferenza UEFA sulla sicurezza”, per quanto riguarda il divieto di trasferta e il diritto delle tifoserie a viaggiare. Nel Belpaese il carrozzone del pallone pensa a salvaguardare la “reputazione” di organi istituzionali che non si assumono nessuna delle responsabilita’ per le quali esistono e non hanno nessuna intenzione di sporcarsi le mani a gestire l’ordine pubblico, dal momento che del diritto ne possono fare a meno. Avvalendosi di quel “capolavoro” d’incostituzionalita’, che e’ il decreto Amato del 30 Marzo 2007, nel quale il divieto di trasferta e’ inserito, fanno semplicemente i repressori. L’unico strumento che abbiamo sono le nostre voci e il vivere la nostra passione. Quando dentro la curva vengono ribaditi, attraverso i cori, certi concetti e’ di questo schifo che si parla, in quei cori. E in quei cori ci deve essere tutta la nostra rabbia per salvaguardare la nostra passione. |