| Non è sicurezza, è repressione: l’Italia entra nell’era dello Stato di polizia |
FONTE:osservatorio repressione |
Un attacco sistematico alle libertà costituzionali nel silenzio imposto dall’emergenza permanente. Due nuovi pacchetti sicurezza: ulteriore criminalizzazione del dissenso, fermi preventivi, zone rosse senza limiti, scudo penale agli agenti: la democrazia arretra mentre avanza l’autoritarismo violento di Stato |
C’è una parola che il governo evita con cura, mentre la pratica la impone ogni giorno: repressione. L’Italia che sta prendendo forma sotto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non è semplicemente più severa; è più povera di diritti, più diffidente verso i cittadini, più aggressiva verso chi dissente. È un Paese in cui la sicurezza diventa il grimaldello per restringere libertà fondamentali, e l’ordine pubblico la scusa per normalizzare l’eccezione. |
Zone rosse permanenti, diritti a tempo determinato |
Le città diventano mappe di esclusione. Le “zone rosse” non saranno più eccezioni motivate da urgenze, ma strumenti ordinari, rinnovabili, espandibili, sottratti a un vero controllo. Basterà una segnalazione, persino una denuncia, per essere allontanati da interi quartieri. Il diritto di circolazione viene trasformato in privilegio revocabile. |
Il dissenso come reato amministrativo |
È qui che il disegno si fa apertamente autoritario. Fermi “preventivi” fino a 12 ore per chi “potrebbe” disturbare un corteo. Multe fino a 20mila euro per chi manifesta senza autorizzazione, devia un percorso, non si scioglie abbastanza in fretta. Sanzioni amministrative pesantissime, senza le garanzie del diritto penale, pensate per scoraggiare, intimidire, svuotare le piazze. |
Migranti: il diritto speciale dell’eccezione |
Per i migranti si consolida un diritto speciale, più duro e meno garantito. Nei CPR — luoghi di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso reati — arrivano regole di rango primario dopo il richiamo della Corte costituzionale, ma l’impianto resta punitivo. Addio al gratuito patrocinio automatico contro l’espulsione. Obbligo di “collaborare” all’identificazione. Rimpatri accelerati. Ricongiungimenti familiari compressi. |
Minori e povertà educativa: punire invece di capire |
Ai ragazzi si risponde con l’ammonimento del questore già tra i 12 e i 14 anni, con sanzioni ai tutori, con arresti in flagranza e misure cautelari. Coltelli, stupefacenti, perfino veicoli confiscabili: la guerra simbolica contro il disagio giovanile ignora le cause sociali e investe tutto sulla punizione. È l’ennesima scorciatoia: meno scuola, più manette. |
Scudo agli agenti, silenzio sui controlli |
Mentre i diritti dei cittadini arretrano, le tutele per le forze di polizia avanzano. Arriva lo scudo contro l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in presenza presunta di cause di giustificazione. Niente sospensione dal servizio. Premi di carriera. Nelle carceri si rafforzano le operazioni sotto copertura. L’equilibrio dei poteri si inclina: chi controlla viene controllato meno. |
L’ipocrisia al potere |
La destra che oggi riempie le carceri di dissenzienti è la stessa che versa lacrime di coccodrillo per la repressione in Iran. Denuncia gli autoritarismi lontani mentre costruisce, passo dopo passo, un ecosistema repressivo domestico. È un doppio standard morale che non regge alla prova dei fatti. |