NON C'E' FEDE SENZA LOTTA

26 MARZO 2000

LA GENESI DELLA REPRESSIONE

NOI DA NOVE ANNI CONOSCIAMO LA VERITA'!

laboratoridirepressione

SPEZIALELIBERO

DAVIDE LIBERO











Atalanta-Genoa, Coppa Italia: la pirateria uccide il calcio… alle 15 di mercoledì!

 

FONTE:sport people

 

“La partita alle tre! Lega Calcio, non era questo che intendevamo!”. Eloquente lo striscione con cui la Curva Nord accoglie questo ottavo di finale della Coppa Italia giocato in un giorno feriale alle 15. Chi e perché debba aver interesse nel seguire una simile partita resta un mistero. Persino quale possa essere il ricavo delle televisioni nel trasmettere una partita mentre la stragrande maggioranza delle persone è impegnata al lavoro e quindi impossibilitata ad accendere la televisione, risulta inspiegabile. L’unica certezza – ma non servivano conferme – è il totale disinteresse nei confronti del tifoso da stadio e il profondo fastidio per un torneo che ogni anno mostra tutta la sua disparità, la sua antisportività e quanto sia ridicolo nella formula e nei contenuti. Mentre negli altri Paese – e non solo in Inghilterra – assistiamo a spettacoli avvincenti, con matricole di categorie inferiori che riescono nell’impresa di eliminare veri e propri mostri sacri del football continentale (non ultima l’impresa dell’Albacete contro il Real Madrid, in Coppa del Re) nel nostro paesello dai soliti interessi da venditori di caramelle, si conferma il format meno competitivo e meno interessante di tutto il globo terracqueo. Omissis: “La pirateria uccide il calcio!”.

Per l’occasione i Forever Atalanta, attraverso un comunicato, nei giorni precedenti al match hanno fatto sapere che boicotteranno l’incontro, chiedendo alla loro società, in futuro, di contestare e in caso non accettare simili imposizioni. Purtroppo non so, ormai, quanto i club possano essere padroni di “ribellarsi” a questo genere di scelte, considerato che sono essi stessi schiavi delle televisioni e, soprattutto, a memoria ricordo davvero pochissimi casi in cui sodalizi di Serie A si sono presi la briga di alzare la voce contro “l’ordine costituito”. Non meno polemica la decisione della Nord che, pur entrando, rimane in silenzio per i primi quindici minuti (esponendo all’esterno dello stadio il lungo messaggio: “Mercoledì ore 15: noi ci siamo, ma sto calcio lo schifiamo!”), iniziando successivamente a tifare ma sostituendo i classici striscioni esposti in balaustra con il lungo messaggio riportato in apertura di articolo, nonché dispensando numerosi cori tutt’altro che amichevoli nei confronti della Lega.

Va detto che, malgrado la scomodità dell’orario, i presenti non sono affatto pochi. Vero che il primo turno di Coppa Italia era compreso negli abbonamenti, ma altrettanto vero – come detto – che parliamo pur sempre di un giorno e soprattutto di un orario a dir poco improbabili. Ottimo numero anche dei supporter ospiti, con circa seicento genoani che hanno raggiunto Bergamo per onorare una delle rivalità più antiche del movimento ultras nostrano. Anche loro si uniranno ai cori contro la Lega, sottolineando ancora una volta quell’immensa distanza che ormai intercorre tra istituzioni calcistiche e tifosi. Uno specchio fedele di quello che è il divario tra amministratori e amministrati nel nostro Paese. Ma anche l’ennesimo modo di evidenziare quanto tutte quelle favolette raccontate dai De Siervo di turno per giustificare il tracollo del nostro movimento calcistico, possano esser prese in considerazione solo ed esclusivamente da gente che vive nelle sue stanze ovattate, totalmente distante dalla quotidianità, attaccata morbosamente alle proprie poltrone e baciata dall’italica fortuna di potersi non prendere mai una responsabilità in caso di insuccessi e fallimenti.

Tornando all’Atleti Azzurri d’Italia dopo diversi anni, mi imbatto per la prima volta nello stadio rinnovato. Ammetto, inizialmente, di faticare persino nel riconoscerlo da fuori. Le vecchie gradinate, il cemento rovinato e permeato dagli agenti atmosferici e quell’aria retrò e sanguigna che trasmetteva non ci sono più. Ma questo me lo aspettavo. Al suo posto una struttura moderna, funzionale e oggettivamente bella. Sostengo sempre che se proprio uno stadio vada rifatto, sempre meglio che venga riammodernato sulla sua vecchia pianta, in maniera, giocoforza, da mantenerne la connessione con il tessuto cittadino e le tradizioni ormai radicate da un secolo. All’interno la vecchia Brumana ha senza dubbio migliorato la fruibilità per i propri tifosi, con gli spalti che ora sono attaccati al campo e il settore ospiti – a differenza di quello osceno dello Juventus Stadium – costruito in modo sufficientemente civile anche per striscioni e tifo. Certo, il vecchio settore all’angoletto, in voga negli anni novanta/inizio duemila, è un ricordo per pochi e chi lo ha vissuto lo porterà certamente nel cuore! Così come nel cuore mi restano un paio di fumogenate multicolor fatte dalla Nord e viste dal vivo: istantanee che restituivano appieno l’anima del vecchio stadio. Ma non voglio fare il nostalgico a tutti i costi, quindi ammetto almeno di apprezzare lo spirito con cui questa struttura è stata “rifatta”.

Per quanto riguarda la questione prettamente calcistica, gli orobici regolano nettamente i dirimpettai con un 4-0 che non lascia spazio a nessun ulteriore commento. Bella la sfida del tifo, con le due curve che si fronteggiano coro su coro e il contingente genoano sugli scudi, malgrado il pesante passivo: bandieroni in alto, cori potenti e un paio di sciarpate veramente belle. Queste le uniche cose da salvare in un pomeriggio che ha visto andare in scena l’ennesima follia di un calcio italiano malato, tossico e fedele specchio di un Paese senza logica ma palesemente in mano a incompetenti dalla pancia (forse mai abbastanza) piena!

 

Simone Meloni